Negli ultimi anni il sourcing internazionale è diventato più complesso e strategico. Le aziende europee cercano stabilità, continuità e maggiore controllo delle forniture. La Cina resta un partner produttivo fondamentale per molte filiere industriali. Allo stesso tempo, cresce l’esigenza di ridurre i rischi legati a dipendenze eccessive.
In questo contesto emergono due strategie sempre più diffuse. Dual sourcing e China+1 rappresentano oggi soluzioni concrete per rendere più resilienti le catene di approvvigionamento. Non si tratta di abbandonare la Cina, ma di integrarla in una strategia più equilibrata e sostenibile.
Il dual sourcing consiste nell’avere due fornitori per lo stesso prodotto. Il primo resta il partner principale, mentre il secondo funge da alternativa operativa. Questa struttura permette di garantire continuità produttiva in caso di problemi improvvisi.
Il dual sourcing riduce il rischio di fermi produzione. Protegge l’azienda da ritardi, problemi qualitativi o difficoltà operative di un singolo fornitore. Aumenta inoltre il potere negoziale, favorendo condizioni economiche più competitive.
Questa strategia può essere applicata anche interamente in Cina. Molte aziende scelgono due fornitori cinesi per lo stesso articolo. In questo modo mantengono i vantaggi di costo e competenza produttiva. Allo stesso tempo, riducono la dipendenza da una singola fabbrica.
China+1 è una strategia geografica. La Cina resta il principale polo produttivo, ma viene affiancata da un secondo Paese. Questo secondo Paese offre una base produttiva alternativa in caso di criticità.
Tra i Paesi China+1 più scelti figurano Vietnam, India e Thailandia. Anche la Turchia rappresenta un’opzione interessante per il mercato europeo. La scelta dipende dal settore, dai volumi e dalle esigenze di certificazione.
China+1 non è una fuga dalla Cina. È piuttosto una diversificazione intelligente della filiera. Permette di ridurre il rischio geopolitico e logistico. Consente inoltre una maggiore flessibilità nella gestione delle produzioni.
Dual sourcing e China+1 non si escludono. Possono essere integrate in un’unica strategia strutturata e un’azienda può avere due fornitori in Cina e un fornitore in un altro Paese. Questa configurazione multilivello rafforza la supply chain e riduce i rischi legati a crisi locali, blocchi logistici o tensioni commerciali, oltre che garantire maggiore continuità operativa nel medio e lungo periodo.
Per molte imprese europee, questa struttura rappresenta oggi un vantaggio competitivo: la capacità di mantenere la produzione attiva è diventata un fattore strategico e la resilienza della filiera è sempre più determinante per la crescita.
La Cina continua a offrire filiere produttive complete, dispone di competenze tecniche avanzate e grande capacità produttiva, garantisce velocità nello sviluppo di nuovi prodotti.
Molti settori industriali europei dipendono ancora fortemente dalla Cina. Elettronica, meccanica, componentistica e beni industriali ne sono esempi concreti. Spostare completamente la produzione altrove risulta spesso costoso e poco sostenibile.
China+1 consente di mantenere i vantaggi della Cina. Allo stesso tempo, riduce l’esposizione a rischi sistemici e rende la catena di fornitura più equilibrata e flessibile.
Implementare dual sourcing e China+1 richiede competenze specifiche. La gestione di più fornitori comporta maggiore complessità operativa quindi servono controlli qualità più strutturati e una gestione tecnica coerente. Da non scordare poi che ogni Paese presenta normative e certificazioni diverse.
Le procedure doganali variano sensibilmente e la conformità agli standard europei va verificata con attenzione.
Per questo motivo è importante pianificare la strategia con metodo. Una selezione accurata dei fornitori riduce i rischi operativi. Il controllo qualità deve essere continuo e documentato.
Affidarsi a un’agenzia di sourcing riduce notevolmente gli errori e abbrevia i tempi di realizzazione del progetto. Un partner locale verifica infatti l’affidabilità delle fabbriche e supporta la fase di selezione e negoziazione. L’agenzia inoltre coordina le campionature, supervisiona la produzione. Comunica in lingua sul posto con la controparte appianando le varie problematiche. Controlla il rispetto degli standard richiesti dal mercato europeo.
Questo approccio consente alle aziende di concentrarsi sul proprio business lasciando a specialisti locali la complessità operativa.
Dual sourcing e China+1 rappresentano oggi una scelta strategica. Non servono per rinunciare alla Cina ma per costruire una filiera più resiliente e sostenibile.
Le aziende che adottano queste strategie migliorano la continuità operativa. Proteggono il proprio business da shock improvvisi. Trasformano il sourcing in un vero vantaggio competitivo.
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